Anselmo d'Aosta
Patristica e Scolastica

Anselmo d'Aosta — Fede e Ragione nel Medioevo

Fides quaerens intellectum — il padre della teologia scolastica

Categoria

Patristica e Scolastica

Temi

Filosofia · Teologia · Mistica

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Anselmo d'Aosta — 4 Opere (2€)

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Perché un Dio uomo (Cur Deus Homo)

Scarica gratuitamente uno dei capolavori di Anselmo d'Aosta: il trattato sull'Incarnazione e la Redenzione, scritto in forma di dialogo tra Anselmo e il suo discepolo Bosone.

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Il «Padre della Scolastica»

Anselmo d'Aosta (1033–1109) è una delle figure più straordinarie del pensiero cristiano medievale. Nato ad Aosta da una famiglia nobile, dopo una giovinezza inquieta e avventurosa, trovò la sua vocazione nel monastero benedettino di Bec, in Normandia, dove divenne prima priore e poi abate. Nel 1093 fu nominato arcivescovo di Canterbury, carica che tenne fino alla morte, non senza gravi conflitti con i re d'Inghilterra Guglielmo II e Enrico I per la difesa dell'indipendenza della Chiesa.

La grandezza di Anselmo risiede nell'aver saputo coniugare, in modo originale e profondo, la fede cristiana con la riflessione filosofica. Il suo motto — fides quaerens intellectum, «la fede che cerca l'intelligenza» — esprime con precisione il programma di tutta la sua opera: non si tratta di dimostrare la fede con la ragione, né di ridurre la fede a ragione, ma di far sì che la fede illumini e guidi la ragione nella sua ricerca della verità. «Credo ut intelligam» — «credo per capire» — è la formula che riassume questo atteggiamento.

«Neque enim quaero intelligere ut credam, sed credo ut intelligam. Nam et hoc credo: quia nisi credidero, non intelligam.»

«Non cerco di capire per credere, ma credo per capire. Perché anche questo credo: che se non crederò, non capirò.»

— Anselmo d'Aosta, Proslogion, cap. I

Il Monologion e il Proslogion: la prova dell'esistenza di Dio

Le due opere filosofiche più celebri di Anselmo sono il Monologion (1076) e il Proslogion (1077–1078). Il Monologion («soliloquio») è un'indagine sulla natura di Dio condotta attraverso la sola ragione, senza ricorrere all'autorità della Scrittura: Anselmo cerca di dimostrare l'esistenza di un essere sommamente buono, sommamente grande e sommamente esistente, attraverso una serie di argomenti basati sulla gradazione dei beni e delle perfezioni.

Il Proslogion («allocuzione») presenta invece il celebre «argomento ontologico», che ha affascinato e diviso i filosofi per secoli. Anselmo definisce Dio come «ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore» (id quo maius cogitari nequit). Se Dio esistesse solo nella mente e non nella realtà, potremmo pensare qualcosa di maggiore (un essere che esiste anche nella realtà): ma questo contraddirebbe la definizione stessa di Dio. Quindi Dio deve necessariamente esistere anche nella realtà. Questo argomento, criticato da Gaunilone di Marmoutiers già nel XI secolo e poi da Kant nel XVIII, ha continuato a stimolare il dibattito filosofico fino ai giorni nostri, con difese autorevoli da parte di Leibniz, Descartes e, nel Novecento, di Charles Hartshorne e Alvin Plantinga.

OperaAnnoTema principaleEdizione inclusa
Monologion e Proslogion1076–1078Esistenza e natura di Dio, argomento ontologicoBompiani 2009 (con testo latino)
Cur Deus Homo1094–1098Incarnazione e Redenzione, soddisfazione vicariaIncluso nel pacchetto
Orazioni e Meditazioni1070–1080Preghiera contemplativa, devozione marianaJaca Book 1997
Meditazioni1070–1090Riflessione spirituale, esame di coscienzaCittà Nuova 1973 (Allegro)

Cur Deus Homo: perché un Dio uomo?

Il Cur Deus Homo («Perché un Dio uomo?», 1094–1098) è il capolavoro teologico di Anselmo, scritto in forma di dialogo tra Anselmo e il suo discepolo Bosone. La domanda è radicale: perché Dio si è fatto uomo? Perché l'Incarnazione era necessaria per la salvezza dell'umanità? Anselmo risponde con la teoria della «soddisfazione vicaria»: il peccato dell'uomo ha offeso l'onore infinito di Dio; per riparare questa offesa infinita era necessaria una soddisfazione infinita, che solo un essere infinito — cioè Dio — poteva offrire; ma poiché era l'uomo che aveva peccato, era necessario che questa soddisfazione fosse offerta da un uomo; quindi era necessario che Dio si facesse uomo.

Questa teoria, pur criticata da alcuni teologi moderni per il suo carattere «giuridico», ha avuto un'influenza enorme sulla teologia occidentale, sia cattolica sia protestante. Essa esprime una visione profonda della giustizia e della misericordia di Dio: non si tratta di un Dio che «punisce» il peccato in modo arbitrario, ma di un Dio che, per amore dell'uomo, assume su di sé le conseguenze del peccato e le trasforma in atto di salvezza.

«Nondum considerasti quanti ponderis sit peccatum.»

«Non hai ancora considerato quanto grave sia il peccato.»

— Anselmo d'Aosta, Cur Deus Homo, I, 21

Le Orazioni e le Meditazioni: il mistico e il contemplativo

Accanto al filosofo e al teologo, Anselmo è anche un grande mistico e un maestro di preghiera. Le sue Orazioni e Meditazioni (edizione Jaca Book, 1997) rivelano un'anima profondamente contemplativa, capace di passare con naturalezza dall'argomentazione filosofica all'effusione del cuore. Le orazioni di Anselmo — dedicate a Cristo, alla Vergine Maria, ai santi — sono tra i testi più belli della letteratura spirituale medievale: intense, personali, ricche di immagini bibliche e di slanci affettivi.

Particolarmente significative sono le orazioni a Maria, che rivelano la profondità della devozione mariana di Anselmo e la sua capacità di esprimere in forma poetica i misteri della fede. L'orazione «O Domina mea» («O mia Signora») è un capolavoro di letteratura spirituale: Anselmo si rivolge a Maria come a una madre misericordiosa, intercedendo per sé e per tutti i peccatori, con una tenerezza e una fiducia che toccano il cuore.

Le Meditazioni (edizione Città Nuova, 1973, a cura di Calogero Allegro) offrono invece un percorso di esame di coscienza e di riflessione sulla condizione umana di fronte a Dio: la fragilità dell'uomo, la misericordia di Dio, la speranza della salvezza. Questi testi, scritti originariamente per i monaci di Bec, hanno una forza spirituale che trascende il contesto monastico e parla ancora oggi a chiunque cerchi Dio con sincerità.

L'eredità di Anselmo: dalla Scolastica al pensiero contemporaneo

L'influenza di Anselmo d'Aosta sul pensiero cristiano è stata immensa. Egli è il precursore diretto della grande scolastica del XIII secolo: Tommaso d'Aquino, Bonaventura, Duns Scoto si confrontano esplicitamente con le sue posizioni. L'argomento ontologico del Proslogion ha continuato a essere discusso e rielaborato da Cartesio, Leibniz, Kant, Hegel, fino ai filosofi analitici del Novecento. La teoria della soddisfazione del Cur Deus Homo ha segnato profondamente la teologia occidentale della Redenzione.

Ma forse il contributo più duraturo di Anselmo è il suo metodo: la convinzione che la fede e la ragione non siano in contraddizione, ma si illuminino a vicenda; che il credente non debba rinunciare alla sua intelligenza per credere, né rinunciare alla sua fede per pensare; che la teologia sia una disciplina rigorosa, capace di argomentare e di rispondere alle obiezioni, senza per questo perdere il suo carattere di «scienza della fede». Questo metodo, che Anselmo ha praticato con rigore e con umiltà, è ancora oggi un modello per chiunque voglia pensare la fede in modo serio e responsabile.

Anselmo d'Aosta — Scriptorium medievale

Raccolta digitale · 4 opere fondamentali

Anselmo d'Aosta — Opere Complete

Il padre della teologia scolastica in 4 volumi

  • ✓ Monologion e Proslogion (Bompiani 2009, testo latino)
  • ✓ Cur Deus Homo — Perché un Dio uomo
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