Il discepolo fedele di Eckhart
Johannes Tauler (1300 ca.–1361), conosciuto in italiano come Giovanni Taulero, è il più fedele e il più pratico dei discepoli di Meister Eckhart. Domenicano di Strasburgo, formatosi nella tradizione speculativa del suo maestro, Taulero seppe tradurre la metafisica eckhartiana in una spiritualità concreta, accessibile ai fedeli comuni e alle comunità religiose femminili del Reno. Se Eckhart è il filosofo della mistica renana, Taulero ne è il pastore.
Nato a Strasburgo intorno al 1300, Taulero entrò nell'Ordine dei Predicatori (Domenicani) e studiò probabilmente a Colonia, dove Eckhart insegnava. L'influenza del maestro fu determinante: Taulero assorbì la dottrina del Seelengrund (il fondo dell'anima), della Gottesgeburt (la nascita di Dio nell'anima) e della Gelassenheit (l'abbandono a Dio), ma le reinterpretò in chiave pastorale e ascetica, senza le audacie speculative che erano costate ad Eckhart la condanna posthuma di alcune proposizioni.
"Il fondo dell'anima è più nobile di tutto ciò che Dio ha creato. Là, in quel fondo, Dio abita con tutta la sua divinità."
La Gelassenheit: l'abbandono come via mistica
Il concetto centrale della spiritualità di Taulero è la Gelassenheit — un termine intraducibile che indica insieme abbandono, resa, distacco e disponibilità totale a Dio. Non si tratta di passività, ma di una forma attiva di rinuncia alla volontà propria: l'anima che si abbandona a Dio non cessa di agire, ma agisce solo per Dio e in Dio. Questa dottrina, che Taulero sviluppò nei suoi sermoni predicati alle comunità di monache domenicane del Reno, divenne il fondamento della spiritualità dei Gottesfreunde (Amici di Dio), il movimento mistico laicale che si diffuse nel XIV secolo lungo il Reno.
Taulero distingue tre gradi dell'abbandono: il distacco dalle cose esterne (beni, onori, piaceri), il distacco dalle proprie facoltà spirituali (volontà, intelletto, memoria), e infine il distacco da se stessi — il Sichselbstlassen, l'abbandono di sé. Solo in questo terzo grado l'anima raggiunge il Seelengrund, il fondo abissale dove incontra Dio non come oggetto di conoscenza, ma come pura presenza.
"Quanto più l'uomo si abbandona, tanto più Dio entra in lui; quanto più si svuota di sé, tanto più si riempie di Dio."
Il fondo dell'anima e la nascita di Dio
Come Eckhart, Taulero insegna che Dio abita nel Seelengrund, il fondo più intimo dell'anima, che è al di là delle facoltà cognitive e volitive. Ma mentre Eckhart descrive questo fondo in termini metafisici come il luogo dove l'anima è identica a Dio, Taulero lo presenta in termini più esperienziali: il fondo dell'anima è il luogo dove avviene la Gottesgeburt, la nascita eterna del Figlio nell'anima. Questa nascita non è un evento straordinario riservato ai mistici, ma la vocazione di ogni anima battezzata: Dio vuole nascere in ogni anima che si disponga ad accoglierlo.
La dottrina della nascita di Dio nell'anima, che Taulero eredita da Eckhart e trasmette a Enrico Suso e, attraverso i Gottesfreunde, all'intera tradizione mistica tedesca fino a Silesius e Böhme, è una delle intuizioni più profonde della teologia cristiana medievale. Essa afferma che la redenzione non è solo un evento esterno (la morte di Cristo sulla croce), ma un evento interiore continuo: Dio si fa carne non solo una volta a Betlemme, ma ogni giorno nell'anima di chi si apre a lui.
Taulero e gli Amici di Dio
Intorno al 1340, Taulero incontrò il mercante di Basilea Rulman Merswin, fondatore del movimento dei Gottesfreunde (Amici di Dio). Questo incontro fu trasformativo per entrambi: Merswin racconta in un testo agiografico (di dubbia autenticità storica ma di grande valore spirituale) come un "Grande Amico di Dio" — probabilmente Taulero stesso — attraversasse una crisi spirituale profonda e ne uscisse rinnovato. Il racconto rispecchia la dottrina tauleriana della Gelassenheit: solo attraverso l'abbandono totale, anche delle proprie certezze spirituali, l'anima raggiunge la vera unione con Dio.
I Gottesfreunde erano un movimento laicale di spiritualità intensa, diffuso tra mercanti, artigiani e nobili del Reno. Taulero fu il loro principale ispiratore teologico: i suoi sermoni, trascritti e diffusi in manoscritti, circolarono ampiamente in Germania, Paesi Bassi e Svizzera, influenzando la Devotio Moderna, Tommaso da Kempis e, attraverso di lui, l'intera tradizione della spiritualità cristiana moderna.
L'influenza su Lutero e la Riforma
Uno degli episodi più significativi della fortuna di Taulero è il suo incontro postumo con Martin Lutero. Nel 1516, Lutero pubblicò un testo anonimo trovato in un manoscritto domenicano, che attribuì a Taulero e intitolò Theologia Deutsch (Teologia tedesca). Il testo, in realtà di autore ignoto ma chiaramente influenzato da Taulero, divenne uno dei libri preferiti di Lutero, che lo considerava, dopo la Bibbia e Agostino, il testo più importante per la comprensione della grazia. Questa circostanza mostra quanto profondamente la mistica renana avesse permeato la spiritualità tedesca del tardo Medioevo, preparando il terreno — paradossalmente — sia per la Riforma protestante sia per la Controriforma cattolica.
"Nessuno può conoscere Dio se prima non conosce se stesso. E nessuno può conoscere se stesso se prima non si è perduto in Dio."
Il trittico della mistica renana: Eckhart, Taulero, Silesius
Giovanni Taulero occupa il centro del trittico della mistica renana: riceve da Eckhart la speculazione metafisica e la trasmette, attraverso i Gottesfreunde e Enrico Suso, ad Angelus Silesius. Silesius cita esplicitamente Taulero nel Pellegrino Cherubico come uno dei suoi maestri, e la dottrina del Seelengrund e della Gelassenheit permea ogni pagina dei suoi epigrammi. Senza Taulero, non ci sarebbe Silesius; e senza Eckhart, non ci sarebbe Taulero.
Questo trittico rappresenta la vetta della mistica cristiana medievale e moderna in lingua tedesca: una tradizione che ha influenzato non solo la spiritualità cattolica e protestante, ma anche la filosofia idealista tedesca (Hegel, Schelling, Heidegger) e la psicologia del profondo (Jung). Leggere Taulero oggi significa riscoprire le radici di una tradizione spirituale ancora viva e feconda.



