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Arte Sacra2018

Le Porte Regali

Pavel Florenskij e il mistero dell'icona

Iconostasi con porte regali dorate

Iconostasi con Porte Regali dorate — chiesa ortodossa ucraina

Autore

Pavel A. Florenskij

Titolo originale

Иконостас (Ikonostas)

Editore italiano

Marsilio, Venezia (2018)

A cura di

Elémire Zolla

ISBN

978-88-317-4284-9

Autore

1882–1937 (martire sovietico)

Un teologo, un filosofo, un martire

Pavel Aleksandrovič Florenskij (1882–1937) è una delle figure più straordinarie della cultura russa del Novecento: teologo, filosofo, matematico, fisico, linguista e mistico. Ordinato sacerdote ortodosso nel 1911, continuò a insegnare scienze naturali durante il regime sovietico fino all'arresto nel 1933. Condannato ai gulag, fu fucilato il 8 dicembre 1937 — la stessa data in cui la Chiesa cattolica celebra l'Immacolata Concezione. Il suo saggio sull'icona, scritto intorno al 1921–1922, è considerato uno dei testi fondamentali della teologia dell'immagine sacra nel XX secolo.

Le Porte Regali — titolo che si riferisce alle porte centrali dell'iconostasi, attraverso le quali il sacerdote passa durante la liturgia — è un saggio denso e visionario che affronta il problema dell'icona non come questione artistica o storica, ma come problema ontologico: che cosa è reale? Dove si trova il confine tra il mondo visibile e quello invisibile? E come può l'arte sacra essere il luogo in cui questo confine diventa attraversabile?

L'iconostasi: il confine tra i due mondi

Il punto di partenza di Florenskij è la struttura stessa della chiesa ortodossa. L'iconostasi — la parete di icone che separa la navata dall'altare — non è, per Florenskij, una semplice decorazione o una barriera architettonica. È il confine ontologico tra due ordini di realtà: il mondo sensibile e il mondo spirituale, il tempo e l'eternità, il creato e il divino.

«L'iconostasi è la visione, la manifestazione dei santi e degli angeli [...] L'iconostasi è i santi. E se fossimo abbastanza spiritualmente sviluppati da vedere, da percepire i santi che, dal loro versante, si è fatto carne, non ci sarebbe allora altra iconostasi all'infuori di loro.»
— Pavel Florenskij, Le Porte Regali

L'iconostasi materiale — le tavole dipinte, le cornici dorate, le porte regali — è dunque un sostituto necessario per la debolezza spirituale dell'uomo. Chi è abbastanza purificato da vedere direttamente i santi e gli angeli non ha bisogno dell'iconostasi materiale: la realtà spirituale si manifesta direttamente. Ma per coloro che non hanno ancora raggiunto questa visione, l'iconostasi materiale è una finestra aperta sul mondo celeste.

L'icona come finestra sul divino

La metafora centrale del saggio è quella della finestra. Un'icona, dice Florenskij, è come una finestra: non è la luce, ma il tramite attraverso cui la luce passa. Se la finestra è aperta sul sole, la luce che entra è la stessa luce del sole — non una sua copia o rappresentazione. Allo stesso modo, un'icona autentica non rappresenta il santo: lo rende presente.

«L'icona è identica alla visione celeste eppure non lo è: è la linea che contorna la visione. [...] Se una finestra è tale perché suo tramite si diffonde la luce, questa finestra non è dunque "somigliante" alla fonte luminosa, ma è la luce stessa nella sua identità ontologica.»
— Pavel Florenskij, Le Porte Regali

Questa concezione ha conseguenze radicali per la comprensione dell'arte sacra. L'iconografo non è un artista che crea secondo la propria ispirazione: è un veggente che trascrive ciò che ha visto nella preghiera e nel digiuno. La tecnica dell'icona — la preparazione della tavola, la stesura dei colori, la luce dorata sul volto — non è un procedimento artistico ma un rito liturgico. Ogni fase del dipingere corrisponde a una fase della cosmogonia: dalla materia grezza alla luce increata.

Il tempo invertito del sogno e dell'icona

Una delle sezioni più originali del saggio è quella dedicata al tempo. Florenskij analizza la struttura del sogno per mostrare come esista una forma di causalità inversa — dove la conclusione precede le premesse, dove il futuro determina il passato. Questa struttura temporale rovesciata è, per Florenskij, la struttura propria del mondo spirituale: nell'eternità, causa ed effetto non si susseguono ma coesistono.

L'icona partecipa di questa temporalità rovesciata. Non rappresenta un evento passato (la vita del santo, la scena biblica) ma la sua realtà eterna: il santo glorificato, il Cristo risorto, la Madre di Dio assunta. Per questo le icone non hanno prospettiva nel senso rinascimentale: la prospettiva inversa dell'icona non è un errore tecnico ma una scelta teologica, che esprime il punto di vista dell'eternità sul tempo.

«Esiste la Trinità di Rublëv, perciò Dio è»

Il culmine del saggio è la celebre affermazione di Florenskij sulla Trinità di Andrej Rublëv: «Esiste la Trinità di Rublëv, perciò Dio è». Questa frase non è un argomento apologetico nel senso razionale: non dice che la bellezza dell'icona prova l'esistenza di Dio per via logica. Dice qualcosa di più radicale: che l'icona di Rublëv è essa stessa una manifestazione del divino, che la sua bellezza non può essere spiegata in termini puramente umani, che essa è — nel senso pieno della parola — una rivelazione.

Per Florenskij, la bellezza non è una proprietà soggettiva che il contemplante proietta sull'opera d'arte. È una qualità oggettiva che appartiene alla realtà stessa, e che l'arte sacra ha il compito di rendere visibile. In questo senso, la teologia dell'icona di Florenskij è anche una risposta al nichilismo moderno: di fronte all'affermazione che il mondo è privo di senso e di bellezza, l'icona risponde con la sua presenza silenziosa e luminosa.

La riscoperta di Florenskij in Occidente

Florenskij fu praticamente sconosciuto in Occidente fino agli anni Settanta, quando Elémire Zolla curò la prima edizione italiana (e mondiale al di fuori della Russia) del suo capolavoro La colonna e il fondamento della verità (1974) e poi di Le Porte Regali (1977). La presente edizione Marsilio del 2018 è una riedizione di quel testo pionieristico, arricchita da una postfazione di Zolla che contestualizza il pensiero di Florenskij nel panorama della filosofia e della mistica del Novecento.

L'importanza di Florenskij per il pensiero cattolico è stata riconosciuta esplicitamente da Giovanni Paolo II, che lo citò nella sua lettera apostolica Duodecimum saeculum (1987) come uno dei grandi testimoni della bellezza sacra nel XX secolo. Il suo pensiero continua a essere una fonte inesauribile per chiunque voglia comprendere il rapporto tra arte, liturgia e teologia nella tradizione cristiana.

Porte Regali iconostasi

Libro consigliato

Le Porte Regali — Saggio sull'icona

Pavel A. Florenskij — a cura di Elémire Zolla

Marsilio Editori, Venezia (2018)

ISBN: 978-88-317-4284-9

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